11 Settembre 2001: per non dimenticare mai!

5 mesi ago · Updated 5 mesi ago

Ovunque ci trovassimo, qualunque cosa stessimo facendo, ognuno di noi conserva impresso nella memoria quel giorno.
Quel momento preciso in cui il tempo si è fermato.

Le immagini in televisione iniziarono a rimbalzare da un canale all’altro, in ogni parte del mondo: la prima torre squarciata, il fumo nero che si alzava nel cielo limpido sopra Manhattan.
Si pensava ad un incidente, forse ad un errore umano... ad un tragico disastro dell’aviazione.

Ma poi, in diretta mondiale, tutti noi potemmo assistere ad un secondo aereo che arrivava da dietro, puntava dritto verso la seconda torre… e vi entrò come un coltello nel burro.
E lì fu tutto chiaro.
Le Torri Gemelle implosero e caddero su sé stesse. La polvere invase la città e la nuvola di fumo nero cambiò per giorni lo skyline di New York.
Il mondo intero fu colpito da un'unica e atroce certezza: era stato un attentato terroristico! Un attentato mostruoso, devastante, disumano!

In quel momento e nei giorni a seguire abbiamo compreso non solo l'enorme gravità della perdita di migliaia di vite innocenti, ma anche lo scossone brutale che quel gesto avrebbe portato con sé destabilizzando gli equilibri della scacchiera geopolitica mondiale. Nulla sarebbe stato più come prima.

Non dimenticheremo mai... e non dobbiamo dimenticare!

Perché solo ricordando, possiamo imparare.
Solo attraverso la memoria degli orrori possiamo costruire un futuro più umano, più giusto, più vero.
Dalla tragedia può nascere consapevolezza. Dalla distruzione può emergere un desiderio più forte di pace.

Oggi, al posto delle Twin Towers, sorge il Memoriale del World Trade Center: due enormi vasche nere che sembrano inghiottire l’acqua e la luce. Sui bordi sono incisi i nomi delle vittime degli attacchi terroristici di quell'11 settembre 2001.

Quel vuoto scolpito proprio nel cuore della città più emblematica e popolosa degli Stati Uniti, è oggi un'oasi di pace, un sorprendente luogo contemplativo.
Ogni volta che torno a New York e passo di lì, mi colpisce il silenzio. Un silenzio che parla. Un rispetto condiviso da migliaia di persone: uomini e donne di ogni età, lingua, religione.. tutti fermi davanti a quel vuoto immenso, straziante, impressionante, agghiacciante.
Eppure, da quel dolore, sgorga anche una preghiera, una speranza per il futuro.

E allora, ancora una volta, ci resta la memoria e con essa, la fede!

Una fede che non si arrende al buio.
Una speranza che continua a credere nella possibilità di riconciliazione.
Un amore che non si lascia schiacciare dall’odio, ma si fa luce, perdono, resistenza.

Papa Francesco ricordava: «La pace è artigianale: si costruisce ogni giorno, con la mente, con il cuore, con le mani.»
E proprio nel giorno della sua elezione, Papa Leone XIV ha voluto richiamare la "Pace" al centro della missione della Chiesa, il cuore del Vangelo, come segno di continuità: «Abbiamo bisogno di una pace disarmata e disarmante.»
Una frase semplice, ma radicale.
Una pace disarmata, perché non fondata sulla minaccia, sulla forza o sulla logica degli armamenti, ma sul coraggio del dialogo e sul rifiuto della violenza.
E una pace disarmante, capace di sciogliere i conflitti, aprire i cuori, generare empatia e speranza. Una pace che costruisce ponti, non muri. Che non impone, ma convince. Che non divide, ma abbraccia.

In un mondo sempre più armato e diviso, questa espressione resta un faro, un’alternativa reale, una profezia credibile.

Non dimentichiamo l’11 settembre e non dimentichiamone il dolore.
Ma soprattutto, non dimentichiamo chi siamo chiamati a essere: strumenti di pace disarmata e disarmante.

Articoli correlati

Go up PDF