10 anni dalla Laudato si’. La politica orientata al bene
7 mesi ago · Updated 6 mesi ago

Con la nostra amica Oriana Leone – cofondatrice del circolo Laudato si’ “Don Tonino Bello” di Tricase (LE) e operatrice Caritas nella diocesi salentina di Ugento-Santa Maria di Leuca – proseguiamo il nostro ciclo di interviste nel decennale dalla promulgazione della enciclica Laudato si’ di papa Francesco.
Nell’enciclica, papa Francesco, occupandosi di ecologia integrale, pone l’accento anche sull’agire politico e civile, offrendo questa analisi: «Dalla metà del secolo scorso, superando molte difficoltà, si è andata affermando la tendenza a concepire il pianeta come patria e l’umanità come popolo che abita una casa comune. Un mondo interdipendente non significa unicamente capire che le conseguenze dannose degli stili di vita, di produzione e di consumo colpiscono tutti, bensì, principalmente, fare in modo che le soluzioni siano proposte a partire da una prospettiva globale e non solo in difesa degli interessi di alcuni Paesi. L’interdipendenza ci obbliga a pensare a un solo mondo, ad un progetto comune» (LS 164).
Cara Oriana, attingendo alla tua esperienza quotidiana e al tuo bagaglio culturale, quali traguardi pensi che abbiamo raggiunto e quali strade ancora percorribili scorgi all’orizzonte?
Rispondo a questa intervista nel giorno in cui ricorre il 33° anniversario della strage di Via D’Amelio.
Io ero poco più che una bambina, ma quelle immagini non mi lasciarono per giorni. È una delle poche memorie nitide dei miei pensieri d’allora. Di solito dell’adolescenza si ricordano fatti e parole condivise con gli altri. Io, siciliana, ricordo quei fatti come una delle mie primissime forme di presenza a me stessa: una presa di coscienza solitaria e, allo stesso tempo, un dolore collettivo che si faceva decisione, scelta di campo. Ricordo la rabbia dei funerali contro i politici, come il risveglio di un popolo che temeva la sottrazione di una democrazia ancora e sempre fragile. Sono passati trentatré anni. Oggi mi interrogo di nuovo sulla politica. Lo faccio a partire dalla Laudato si’, che ha saputo ricucire parole come giustizia, pace, ecologia, economia, bene comune. A partire da qui, provo a rispondere.
«Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra madre Terra, la quale ne sustenta et governa»
(San Francesco d’Assisi, Cantico delle Creature)
Queste parole, semplici e luminose, custodiscono una verità profonda che la Laudato si’ ci ha restituito con forza profetica: la Terra non è solo ambiente da sfruttare o paesaggio da contemplare. È madre, è sorella, è realtà che ci nutre (economia) e ci governa (politica), ricordandoci che ogni dimensione della vita è legata all’altra, e che il Creato è un bene comune universale, da vivere in relazione e custodire con gratitudine. Negli ultimi dieci anni, anche grazie alla forza profetica della Laudato si’, abbiamo assistito alla crescita di una coscienza civile dal basso, capace di generare reti, percorsi educativi e pratiche comunitarie orientate al bene comune e alla custodia del creato. In particolare nei territori più fragili, come il Sud Italia, tante esperienze di cittadinanza attiva, volontariato, economia solidale e formazione hanno mostrato che un altro modo di abitare il mondo è possibile. Tuttavia, questa maturazione diffusa della coscienza non si è ancora tradotta in una riforma delle strutture istituzionali. È qui che si apre la sfida più grande: trasformare la partecipazione dal basso in istituzioni di pace, capaci di generare giustizia, equità e speranza. Come afferma l’economista Stefano Zamagni, «la pace è un bene pubblico globale e, come tale, ha bisogno di istituzioni adeguate per essere generata e custodita». La cultura della cura, da sola, non basta: ha bisogno di essere accompagnata da scelte politiche lungimiranti, orientate alla giustizia intergenerazionale. In questo senso, il Cantico delle Creature ci offre un’intuizione straordinariamente attuale: «Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra madre Terra, la quale ne sustenta et governa». In quelle due parole, sustenta e governa, c’è già la radice dell’ecologia integrale: la Terra ci nutre (valore economico) e ci guida (valore politico), se sappiamo riconoscerla come soggetto vivente e non come oggetto di dominio. Il Creato, allora, non è solo sfondo, ma criterio e alleato per ripensare sia i modelli produttivi che le strutture decisionali, aprendoci a un’economia della cura e a una politica della pace. Questa visione si lega anche all’enciclica Evangelium Vitae di san Giovanni Paolo II, che ci ha insegnato a riconoscere nella difesa della vita il cuore di ogni autentico umanesimo. Quando la politica perde il riferimento alla sacralità della vita e alla dignità di ogni persona, smette di essere servizio e si riduce a mera tecnica di gestione del potere. Per questo, oggi più che mai, servono donne e uomini capaci di pensare la politica come vocazione, atto d’amore sociale, e disposti a edificare una civitas fondata sul bene comune, sulla pace e sul rispetto della vita in tutte le sue fasi.
Il defunto Vescovo di Roma ha scritto: «La politica non deve sottomettersi all’economia e questa non deve sottomettersi ai dettami e al paradigma efficientista della tecnocrazia. Oggi, pensando al bene comune, abbiamo bisogno in modo ineludibile che la politica e l’economia, in dialogo, si pongano decisamente al servizio della vita, specialmente della vita umana» (LS 189); «Non basta conciliare, in una via di mezzo, la cura per la natura con la rendita finanziaria, o la conservazione dell’ambiente con il progresso. Su questo tema le vie di mezzo sono solo un piccolo ritardo nel disastro. Semplicemente si tratta di ridefinire il progresso. Uno sviluppo tecnologico ed economico che non lascia un mondo migliore e una qualità di vita integralmente superiore, non può considerarsi progresso» (LS 194); «Abbiamo bisogno di una politica che pensi con una visione ampia, e che porti avanti un nuovo approccio integrale, includendo in un dialogo interdisciplinare i diversi aspetti della crisi» (LS 197).
Quali scelte politiche desidereresti – da fedele battezzata – in difesa della vita umana?
Da fedele battezzata, desidero una politica che riconosca la vita umana come valore assoluto e indisponibile, non negoziabile. La vita merita di essere accolta, accompagnata, protetta, in ogni sua fase, dal concepimento alla morte naturale, e in ogni condizione, povertà, disabilità, solitudine, migrazione, malattia.
Le scelte politiche che auspico sono quelle capaci di sostenere concretamente la vita fragile, con politiche sociali che non penalizzino la maternità, che difendano il diritto alla salute e all’assistenza, che offrano accesso al lavoro dignitoso, alla casa, all’educazione per tutti. Una politica che abbia il coraggio di contrastare la cultura dello scarto e promuovere una cultura della cura e dell’inclusione.
In Evangelium Vitae, san Giovanni Paolo II scrive: «Il valore della vita umana non si decide in base all’efficienza o alla produttività, ma si fonda sul fatto stesso di essere voluta, amata, creata da Dio».
Come ha recentemente scritto don Bruno Bignami (Direttore dell'Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro della CEI e Teologo morale (docente alla Pontificia Università Gregoriana), promotore di percorsi di formazione politica dal taglio spirituale e umanistico, primo fra tutti la Scuola di “Piccole Officine Politiche”: «La politica non nasce per gestire il potere, ma per mettersi dalla parte dei più fragili. È vocazione alla giustizia. È cura per la vita in tutte le sue forme».
Per questo credo sia urgente una conversione culturale e legislativa, che restituisca alla politica il suo compito più nobile: servire la vita e ogni vita, e costruire una società in cui la dignità di ciascuno non sia mai compromessa. L’enciclica di Francesco – riprendendo anche il Magistero di Benedetto XVI (cfr. Caritas in veritate 2) – ci ricorda che la carità chiama sempre all’integralità e a visioni interconnesse: «L’amore, pieno di piccoli gesti di cura reciproca, è anche civile e politico, e si manifesta in tutte le azioni che cercano di costruire un mondo migliore. L’amore per la società e l’impegno per il bene comune sono una forma eminente di carità»; «L’amore sociale è la chiave di un autentico sviluppo»; «In questo quadro, insieme all’importanza dei piccoli gesti quotidiani, l’amore sociale ci spinge a pensare a grandi strategie che arrestino efficacemente il degrado ambientale e incoraggino una cultura della cura che impregni tutta la società. Quando qualcuno riconosce la vocazione di Dio a intervenire insieme con gli altri in queste dinamiche sociali, deve ricordare che ciò fa parte della sua spiritualità, che è esercizio della carità, e che in tal modo matura e si santifica (LS 231).
In che modo pensi che possiamo crescere in un maggiore attaccamento al bene comune, quale valore fondante della nostra civitas e della fede cristiana?
Credo fermamente che il cambiamento nasca quando ciascuno di noi si assume la responsabilità del proprio potere trasformativo. Non siamo spettatori passivi di un sistema immutabile: siamo parte attiva di una comunità e abbiamo, ogni giorno, la possibilità di scegliere da che parte stare. Crescere nell’attaccamento al bene comune significa uscire dalla logica dell’indifferenza e riscoprirsi corresponsabili del destino degli altri. Significa orientare le proprie scelte – economiche, relazionali, lavorative, politiche – in modo coerente con i valori della giustizia, della solidarietà e della cura. Come ricordano Giacomo Costa SJ, Paolo Foglizzo e Matteo Mascia nell’articolo pubblicato su Aggiornamenti Sociali (giugno-luglio 2025), a partire dall’esperienza della Settimana Sociale di Trieste, “tutto è politico”: anche i piccoli gesti quotidiani possono rafforzare o indebolire la democrazia, contribuire a generare o a tradire il bene comune. E ancor più esplicita è la riflessione contenuta nell’intervista realizzata da Luca Riggio a Sebastiano Nerozzi (segretario del Comitato scientifico e del Comitato organizzatore della 50ª Settimana Sociale di Trieste e professore ordinario di Storia del pensiero economico presso l’Università Cattolica.): «Non è sufficiente mettere in fila buone pratiche. Occorre generare partecipazione strutturata, capacità di visione, educazione al discernimento».
Molto significativa, in apertura della Settimana di Trieste, è stata anche la riflessione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella (Trieste, 3 luglio 2024), il quale ha ribadito che «la democrazia non è mai una conquista definitiva» e che «partecipare è più che votare: è contribuire ogni giorno alla costruzione del bene comune».
In questo senso, trovo particolarmente illuminante il concetto di “voto col portafoglio “ proposto da Leonardo Becchetti, al 2006 è professore ordinario di Economia Politica presso l’Università di Roma Tor Vergata, direttore del Comitato scientifico di NeXt — Nuova Economia per Tutti, co-fondatore della stessa, e promotore della Scuola di Economia Civile: “Ogni volta che acquistiamo un prodotto, scegliamo un servizio, investiamo o risparmiamo, stiamo esercitando un voto. Possiamo premiare modelli economici che rispettano l’ambiente, i lavoratori, la dignità umana – oppure alimentare quelli che generano sfruttamento e diseguaglianza”.
Il bene comune non è un’astrazione: è la somma concreta delle nostre scelte quotidiane, è l’orizzonte che guida l’agire civile del credente. Papa Francesco, nella Laudato si’, ci ricorda che “tutto è in relazione” e che l’amore sociale deve generare una cultura della cura che impregni tutta la società (LS 231).
In questo cammino, possiamo lasciarci ispirare ancora una volta da san Francesco, che riconosce nella Terra una madre che ci nutre e ci governa. È un richiamo a vivere il Creato non come bene privato o risorsa da gestire, ma come bene relazionale, universale e spirituale, da abitare con umiltà e gratitudine. Riconoscere il Creato come soggetto e non oggetto è forse il primo atto politico di una cittadinanza responsabile e profetica.
Post scriptum
Scrivere queste righe a distanza di trentatré anni dalla strage di via D’Amelio non è stato un caso. È stato un atto di memoria, ma anche di presenza. Ogni volta che parliamo di politica orientata al bene, non parliamo di utopie lontane: parliamo di corpi, di vite, di scelte quotidiane.
Ricordare quel giorno del 1992 mi ha riportato alla radice di tante domande che oggi continuo a portare dentro: da che parte stare, come spendere la mia voce, come abitare la speranza senza cedere alla rassegnazione.
La Laudato si’ ci ha restituito la politica come vocazione alla cura, la Terra come soggetto da ascoltare, la vita come bene indivisibile. Io, oggi, scelgo di crederci ancora. Scelgo di stare dalla parte della giustizia, anche quando è fragile. Scelgo di costruire il bene comune, anche quando sembra una salita. Perché custodire la memoria dei martiri della democrazia – che, in momenti cruciali, l’hanno difesa dalle sue patologie che, di volta in volta, hanno avuto nomi diversi, ma sempre lontani da quel sogno dei nostri padri costituenti e dal Manifesto di Ventotene – è il primo atto politico di ogni cittadino che non vuole arrendersi.
Bibliografia
Francesco. Laudato si’. Sulla cura della casa comune. Città del Vaticano: Libreria Editrice Vaticana, 2015.
Francesco. Evangelii Gaudium. Esortazione apostolica sull’annuncio del Vangelo nel mondo attuale. Città del Vaticano: Libreria Editrice Vaticana, 2013.
Giovanni Paolo II. Evangelium Vitae. Lettera enciclica sul valore e l’inviolabilità della vita umana. Città del Vaticano: Libreria Editrice Vaticana, 1995.
Benedetto XVI. Caritas in Veritate. Enciclica sulla carità nella verità. Città del Vaticano: Libreria Editrice Vaticana, 2009.
Bignami, Bruno. La politica, forma alta di carità. Sguardi cristiani per il bene comune. Milano: Edizioni San Paolo, 2024.
Becchetti, Leonardo. Il voto col portafoglio. Dal consumo responsabile alla cittadinanza attiva. Trento: Il Margine, 2020.
Zamagni, Stefano. Responsabili. Come civilizzare il mercato. Bologna: Il Mulino, 2019.
Riggio, Luca. Intervista a Sebastiano Nerozzi, in Aggiornamenti Sociali, n. 6-7, giugno-luglio 2025, pp. 437-439.
Mattarella, Sergio. Discorso del Presidente della Repubblica in occasione della 50ª Settimana Sociale dei Cattolici in Italia. Trieste, 3 luglio 2024. Disponibile su www.quirinale.it
Francesco d’Assisi. Cantico delle Creature, in Fonti Francescane, n. 263.

Articoli correlati